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34° Premio Pieve, Pieve Santo Stefano, Arezzo.

34° Premio Pieve, Pieve Santo Stefano, Arezzo.

Cristina Bigazzi, paziente del Dott. Giuseppe Spinelli Chirurgo Maxillo-Facciale al CTO di Firenze, è tra gli otto finalisti del 34° Premio Pieve, che si terrà dal 14 al 16 settembre 2018 a Pieve Santo Stefano in Toscana.

Nel suo diario dal titolo “L’ospite”, in riferimento al carcinoma adenoideo-cistico alla mascella diagnosticato, che lei definisce il suo “ospite indesiderato”, ci racconta una storia di guarigione che offre speranza e coraggio a chi, come lei, si trova a dover affrontare il dramma della malattia.

Estratto da “L’ospite”, diario 2016-2017

Una strana sensazione ad un dente. Null’altro per del tempo. Poi una piccola escrescenza sul palato. Non ho dolori, nessun altro sintomo. Vado dal medico di famiglia, mi prescrive una radiografia dell’arcata dentaria. La risposta mi viene consegnata dopo meno di una settimana e parla di granuloma. Torno dal medico di famiglia, che mi consiglia di andare da un dentista. L’appuntamento è per oltre venti giorni dopo; ma si tratta di un granuloma, non è così urgente. E del resto neppure io insisto per andare prima, si tratta di un granuloma, non è così urgente. Il 16 novembre alle 10 del mattino l’appuntamento. La dentista ascolta, mi visita, guarda il dischetto e dice che non le sembra un granuloma. Mi chiede se può andare di fronte, dal radiologo che conosce bene, per fissare una TAC. Torna dopo pochissimi minuti, l’appuntamento è per il giorno dopo. L’indomani faccio la TAC. La mattina dopo mi te-lefona la dentista che ha già in mano la risposta. Esordisce con un “si tratta di una neoforma-zione…”. La interrompo, forse un po’ bruscamente: una neoplasia? Esita un attimo, riprende: “si tratta di una neoformazione”. La incalzo: è un tumore? Sì”. Così l’ospite irrompe nella vita di Cristina. Indesiderato, inaspettato, invasivo, devastante. Carcinoma della mascella. Car-cinoma adenoideo-cistico. Strategie di sopravvivenza. Mi impongo un codice di comporta- mento rigido: né disperazione né bugie o fughe dalla realtà. Affronterò la cosa freddamente, senza incertezze né ripensamenti. Corrado e i ragazzi devono sentire, in ogni momento, che io sono forte e sono serena. Questo, che all’inizio forse potrebbe essere null’altro che un’autoim-posizione,con il passare dei giorni diventerà un comportamento spontaneo, una reazione au- tomatica ad ogni nuova bastonata che arriva, e ne arriveranno parecchie. Un altro codice di comportamento che mi impongo, e la decisione non verrà meno: né dottor Google, né pareri di chicchessia, né racconti di chi ha un amico che, di chi ha una vicina che, di chi ha sentito dire che. Un solo punto di riferimento, mai una via crucis da un medico a un altro alla ricerca di chi mi dirà quello che io v

orrei sentirmi dire. Dunque, non voglio sentire che i medici che mi “pren- deranno in carico”. Il punto di riferimento è il dottor Giuseppe Spinelli, direttore del maxillo- facciale al CTO di Firenze. Il medico giusto, l’uomo giusto, per Cristina. Dialogo e trasparenza, anche nei momenti più difficili. Ha cominciato ad avanzare l’ipotesi che,data la posizione e l’estensione presunta del tumore, sia necessario un intervento composto, prelevare un pezzo di osso dalla fibula ed una porzione di pelle di gamba ed innestarli al posto del tessuto osseo che toglieranno dalla bocca. La conferma: si gira verso di me, mi saluta, mi dice: è grosso, ci vuole per forza il trapianto di osso dalla fibula. E ancora. Ci sono nel collo alcuni linfonodi sospetti, dovranno toglierli. E per toglierli mi faranno un taglio di traverso da orecchio a orecchio. Quando Spinelli me lo dice ridacchio. Lui mi guarda un po’ stupito e mi fa: lei ride? Rispondo: devo piangere? Serve a qualcosa? Mi fa: no, ha ragione, non serve a niente, la preferisco così, che rida. Il 21 dicembre del 2016 Cristina entra in sala operatoria per uscirne 14 ore dopo. Il suo corpo è martoriato. Lo spirito resta integro,grazie anche all’amore e all’abnegazione del marito, dei figli, dei nipotini, degli amici che le si stringono intorno, di una struttura ospedaliera che, salvo rare eccezioni, la tratta con competenza e umanità. Ma è soprattutto alle sue forze che deve ricorrere durante la degenza, mentre le cicatrici rimarginano, nel corso delle devastanti sedute di radioterapia. Fino al 20 giugno 2017 quando su un referto compare finalmente la frase di tutte le frasi del mondo: nessuna recidiva.Fino al 20 giugno 2017 quando su un referto compare finalmente la frase di tutte le frasi del mondo: nessuna recidiva. Fino al 20 giugno 2017 quando su un referto compare finalmente la frase di tutte le frasi del mondo: nessuna recidiva.