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Fratture

FRATTURE

Traumatologia maxillo facciale

Le fratture del distretto maxillo facciale rappresentano circa il 30-40% di tutte le fratture. La maggior parte di esse sono causate da incidenti stradali, seguite da quelle causate da incidenti sportivi, aggressioni, cadute accidentali, fratture patologiche e sono spesso associate a fratture di altri distretti corporei. La diagnosi si avvale
dell’esame anamnestico e dell’esame obiettivo, seguiti dall’esame strumentale.

L’esame gold standard per la diagnosi delle fratture del distretto maxillo facciale è la TC, che permette di visualizzare nelle tre dimensioni l’eventuale frattura, anche in relazione ai distretti circostanti. In associazione alle TC è possibile utilizzare anche le Rx del cranio, come l’ortopantomografia (OPT). Non tutte le fratture delle ossa della faccia richiedono un intervento chirurgico e, dato che spesso i pazienti con fratture del distretto maxillo facciale presentano lesioni a livello di altre regioni del corpo, è fondamentale valutare il livello di rischio (parametri vitali, pervietà delle vie aeree) e l’ordine di priorità di eventuali riduzioni chirurgiche operando in equipe con i chirurghi ortopedici, neurochirurghi, ecc.

FRATTURE DEL NASO

Le fratture del naso rappresentano le fratture più diffuse tra quelle delle ossa del volto a causa della maggiore proiezione in senso antero osteriore rispetto ai tessuti circostanti e a causa della fragilità delle ossa del naso. I sintomi variano da edema dei tessuti molli circostanti, fino alla regione orbitaria, epistassi, alterazioni di forma della piramide nasale, difficoltà nella respirazione, dolore alla palpazione.

L’esame obiettivo tramite speculum o sonde può evidenziare l’eventuale dislocazione del setto mentre tramite palpazione si può localizzare la rima di frattura. Tipo di intervento: a seconda della complessità, può esser sufficiente la riduzione chiusa della frattura del naso, tramite riposizionamento manuale dei monconi, in anestesia locale o in sedazione. Nei casi più complessi, si esegue la riduzione aperta in anestesia generale. Può essere utilizzata un disco di resina acrilica a protezione del naso, che viene rimosso dopo 7-10 giorni. Generalmente non si utilizza un sistema di tamponamento rigido.

Guarigione: si somministra una terapia antibiotica per prevenire le infezioni. Il dolore, normale nei primi giorni dopo l’intervento, viene controllato tramite la terapia prescritta. Sarà necessario non esporsi al sole ed evitare l’attività sportiva agonistica per 30 giorni.

FRATTURE DELLO ZIGOMO

Dopo le fratture delle ossa del naso, le fratture dello zigomo rappresentano le fratture più frequenti, a causa della posizione dello zigomo più esposta rispetto alle altre ossa della faccia. Possono essere composte o scomposte, semplici o comminute. Sono caratterizzate da edema ed ecchimosi che si possono estendere alla regione del naso e dell’orbita, dolore, a volte alterazioni della posizione del globo oculare con emorragie sotttocongiuntivali, epistassi, enfisema sottocutaneo, ipoestesia nella regione della guancia, limitazioni nell’apertura della bocca.

Il segno caratteristico delle fratture dello zigomo è l’asimmetria del pomello o dell’arco zigomatico con sensazione di ‘’affossamento’’ della regione ed all’esame obiettivo si può percepire la rima di frattura tramite palpazione. La terapia dipende dall’entità della frattura. Nei casi di fratture in cui non c’è dislocazione dei frammenti, si esegue la riduzione in anestesia locale tramite uno specifico uncino per via transcutanea. Si seguirà poi
un controllo radiografico per valutare la guarigione.

Nei casi di fratture dello zigomo con dislocazione dei frammenti, si interviene chirurgicamente tramite riduzione aperta. Tipo di intervento: in anestesia generale, si espone la rima di frattura e si stabilizzano i monconi tramite placche in titanio e viti. A seconda della localizzazione della frattura, si può utilizzare un accesso intraorale, che ha il vantaggio di non creare cicatrici cutanee, o un accesso cutaneo nella regione della palpebra inferiore o del sopracciglio.

Durata: da 40 minuti ad 1 ora, a seconda della complessità del caso.

Guarigione: si somministra una terapia antibiotica per ridurre il rischio di infezioni. Il dolore, normale nei primi giorni dopo l’intervento, viene controllato con la terapia prescritta.

Sarà necessario evitare attività sportiva agonistica per 30 giorni.

FRATTURE MANDIBOLARI

Rappresentano le fratture più frequenti, dopo quelle delle ossa nasali e dello zigomo. Oltre alle fratture conseguenti a traumi, si possono verificare anche fratture patologiche di mandibola legate ad atrofia della mandibola stessa. Si distinguono fratture aperte e chiuse, a seconda dell’esposizione o meno dei monconi di frattura, complete e incomplete, composte e scomposte. Possono localizzarsi a livello del condilo, dell’angolo, del corpo, della sinfisi e parasinfisi, del ramo, del processo alveolare, del processo cornoide.

Le fratture mandibolari sono spesso accompagnate da dolore, edema ed ematomi della regione, ferite a livello cutaneo o mucoso, malocclusione, difficoltà nei normali movimenti di apertura e chiusura della bocca. La riduzione chirurgica delle fratture della mandibola ha l’obiettivo di ripristinare l’occlusione e l’armonia facciale.

Tipo di intervento: l’intervento si esegue di solito in anestesia generale e prevede l’utilizzo di placche e viti per stabilizzare i frammenti. In caso di successivo dolore o infezione nella regione delle placche di osteosintesi, queste possono essere rimosse tramite un intervento eseguito in anestesia locale. A seconda della localizzazione della frattura, l’incisione si esegue a livello intraorale, con il vantaggio di non avere cicatrici cutanee. E’ possibile eseguire anche un innesto di cellule staminali, tramite prelievo dallo stesso paziente. Non si utilizzano, in genere, blocchi intermascellari rigidi.

Durata: da 40 minuti ad 1 ora, a seconda della complessità del caso.

Guarigione: si esegue una profilassi antibiotica per ridurre il rischio di infezioni. Il dolore, normale nei primi giorni dopo l’intervento, viene controllato con la terapia prescritta.

Sarà necessario seguire una dieta morbida per qualche settimana ed evitare attività sportiva agonistica per 30 giorni.

FRATTURE DEL CONDILO MANDIBOLARE

Rappresentano, tra le fratture di mandibola, quelle più frequenti. Possono derivare da traumi diretti della regione condilare o da traumi indiretti, ad esempio da traumi della regione del mento.

Possono essere monolaterali o bilaterali e possono coinvolgere o meno le strutture ligamentose proprie dell’articolazione temporomandibolare (fratture intra o extra articolari). Si presentano con limitazioni e deviazioni nell’apertura della bocca, dolore irradiato anche all’orecchio, malocclusione.
A seconda della gravità, si può eseguire una sola terapia funzionale, tramite specifici schemi di fisioterapia, o ricorrere alla terapia chirurgica.
Tipo di intervento: si esegue un’incisione a livello preauricolare o sottomandibolare e si utilizzano miniplacche e viti per stabilizzare i frammenti.
A seconda del caso, l’intervento può essere eseguito per via endoscopica.

Durata: da 40 minuti ad 1 ora, a seconda della complessità del caso.

Guarigione: si somministra una terapia antibiotica per ridurre il rischio di infezioni. Il dolore, normale nei primi giorni dopo l’intervento, viene controllato con la terapia prescritta. Sarà necessario seguire una dieta morbida per qualche settimana ed evitare attività sportiva agonistica per 30 giorni. Verrà consigliato uno schema con gli esercizi di fisioterapia da eseguire per qualche settimana.

FRATTURE DEL MASCELLARE

Si distinguono, in relazione alla localizzazione, in fratture del processo alveolare, del palato, di Le Fort I (orizzontale), Le fort II (piramidale), Le Fort III (disgiunzione cranio-facciale). Si presentano con mobilità dei segmenti interessati, dolore, edema ed ematomi che possono coinvolgere la regione del naso o delle palpebre, malocclusione, ferite a livello mucoso, lesioni a carico degli elementi dentali, talvolta alterazioni nella
posizione del globo oculare.

Tipo di intervento: l’intervento si esegue di solito in anestesia generale e prevede l’utilizzo di placche e viti per stabilizzare i frammenti. In caso di successivo dolore o infezione nella regione delle placche di osteosintesi, queste possono essere rimosse tramite un semplice intervento eseguito in anestesia locale. Generalmente l’incisione si esegue a livello intraorale, con il vantaggio di non avere cicatrici cutanee.

Durata: da 40 minuti ad 1 ora, a seconda della complessità del caso.

Guarigione: si somministra una terapia antibiotica per ridurre il rischio di infezioni. Il dolore, normale nei primi giorni dopo l’intervento, viene controllato con la terapia prescritta.

Sarà necessario seguire una dieta morbida per qualche settimana ed evitare attività sportiva agonistica per 30 giorni.

FRATTURE DELL’ORBITA

Spesso associate a fratture dei distretti circostanti, vengono classificate in base alla localizzazione in fratture del pavimento, della parete mediale, della parete laterale, del tetto dell’orbita e possono essere di tipo blow in (da scoppio interno) o blow out (da scoppio esterno). I sintomi caratteristici sono l’alterazione della posizione del globo oculare (enoftalmo o esoftalmo), alterazioni della visione, soprattutto diplopia (visione doppia), alterazioni della sensibilità cutanea della regione. Prima dell’intervento è necessario eseguire una valutazione oculistica con registrazione dello schermo di Hess-Lancaster, utile per valutare l’entità della diplopia.

L’intervento chirurgico di riduzione delle fratture dell’orbita ha lo scopo di ripristinare il volume della cavità orbitaria e la mobilità dei muscoli estrinseci. Tipo di intervento: in anestesia generale, tramite incisioni mini-invasive a livello della palpebra, si inseriscono delle lamine di materiale alloplastico (ad esempio polietilene ad alta densità).

Durata: da 30 minuti ad 1 ora a seconda della complessità del caso.

Guarigione: si somministra una terapia antibiotica per ridurre il rischio di infezioni. Si prescrive una terapia analgesica per ridurre il dolore, normale nell’immediato post operatorio.

Sarà necessario evitare l’attività sportiva per 30 giorni ed evitare l’esposizione solare.